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Bioarte e biotecnologia: i “batteri restauratori” di ENEA protagonisti di un progetto artistico innovativo

Un progetto di bioarte firmato ENEA porta sotto i riflettori batteri “restauratori”, trasformando microrganismi utilizzati per la tutela del patrimonio culturale in protagonisti di opere artistiche vive e in continua evoluzione.

Statua Gea

Un progetto di bioarte mette in primo piano dei batteri “restauratori” provenienti dalla collezione microbica dell’ENEA. Questi microrganismi non sono solo oggetto di studio scientifico, ma diventano elementi vivi all’interno di opere d’arte contemporanea.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’artista Alessia Forconi e il team di ricercatrici ENEA composto da Patrizia Paganin, Flavia Tasso e Chiara Alisi, del Laboratorio di Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale del Dipartimento Sostenibilità. Le scienziate hanno fornito competenze microbiologiche e ceppi di batteri e funghi della collezione microbica di ENEA, una preziosa raccolta di microrganismi selezionati per il loro impiego nel restauro biotecnologico dei beni culturali.

Per garantire massima sicurezza, i microorganismi utilizzati sono ambientali, non patogeni e non geneticamente modificati, isolati da contesti storici e archeologici di rilievo, come la Tomba della Mercareccia a Tarquinia (Viterbo) o la Cappella del Palazzo dei Papi ad Avignone, oltre che da aree inquinate di interesse nazionale, come l’area industriale di Bagnoli (Napoli) e l’area mineraria di Ingurtosu (Cagliari).

Finora, questi stessi microrganismi hanno già contribuito ad operazioni di biorestauro, ad esempio rimuovendo depositi da monumenti come quelli nella Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee a Firenze o la celebre Madonna del Parto di Jacopo Sansovino a Roma.

Due sculture “viventi”

L’artista Alessia Forconi ha realizzato due statue in marmo, chiamate Gea e Linfa, in cui i batteri giocano ruoli differenti.

Gea: rappresentazione simbolica della Terra, l’opera integra una sfera posta sulla sommità della testa che contiene un terreno di coltura con i microrganismi. Qui i batteri crescono, si trasformano e generano varianti di colori e forme nel tempo, rendendo l’opera dinamica, in costante evoluzione — come un dialogo tra vita microscopica e materia artistica. L’opera è attualmente esposta senza microrganismi alla Reggia di Portici fino al 12 aprile 2026, ma i batteri saranno reinseriti in una fase successiva per restituire all’opera una dimensione “viva”.

Linfa: in questo caso, i microrganismi sono stati impiegati per generare patine cromatiche direttamente sul marmo, in un processo quasi inverso rispetto alla tradizionale biopulitura, che mira a rimuovere patine indesiderate. L’opera è stata esposta all’aperto nei giardini storici di Palazzo Mezzacapo a Maiori, dove il marmo trattato con terreno di coltura è venuto in contatto con l’ambiente naturale e la microflora locale.

Un ponte tra scienza e arte

Questo progetto rappresenta una sintesi originale tra biotecnologia e creatività artistica, mostrando come competenze scientifiche normalmente impiegate nella conservazione dei beni culturali possano arricchire la narrazione estetica delle opere d’arte contemporanea.

Maggiori informazioni su ENEA-MEDIA

Personale di riferimento: 
A cura di: 
Ivo Rossetti
Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2026